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Il nostro punto di partenza è la fine, o quasi.

Reverse si pone l’obiettivo di intercettare quei materiali che divengono scarto all’interno del ciclo di produzione di un bene, pur conservando in sé un potenziale di utilizzo inespresso.

Sono scarti per natura.

O per scelta.

Reverse ha scelto di dimostrare come il recupero di questi materiali sia possibile, attraverso il lavoro e l’ingegno, realizzando oggetti utili e realmente sostenibili in senso pieno: ambientale, economico, sociale e intergenerazionale. È una scommessa.

Nel lavoro di Reverse nulla va buttato (o meglio, sprecato) e nulla è lasciato al caso. È sorprendente come partendo da materiali “di scarto” possano essere raggiunte delle soluzioni stilistiche assolutamente moderne e confortevoli.

Oltre a partecipare in qualità di organizzatore, nel corso di OniricaLab Reverse ha presentato al pubblico, negli spazi di Interzona, un’installazione di propria ideazione e produzione, creata con materiali di recupero e ad impatto ambientale ridotto. Poltrone e librerie rivestite di cartone, cuscini riempiti con trucioli, ripiani e fioriere fatte con i pallet e tavolini con i “cubetti” dei pallett.

Ma camminare in mezzo un’installazione di Reverse, sedersi su di una loro sedia o sfogliare una rivista su di un loro tavolino, oltre ad un’esperienza estetica-architettonica immersa nella contemporaneità, rappresenta un momento di riflessione su scelte ed opportunità.  In particolare sulla scelta di tornare indietro, intesa come occasione di ridare alla persona l’opportunità di scegliere come vivere, mangiare, usare strumenti, oggetti, luoghi, sfuggendo dalle logiche economiche dominanti in cui la domanda guida e sovrasta la produzione, dettandone i tempi e le modalità, sempre alla ricerca di prevenire o stimolare i bisogni del consumatore.

L’eco-design di Reverse si forma attorno al valore della qualità della vita e lo stesso ciclo di produzione, oltre all’oggetto in sé, viene sensibilizzato in modo da dare un impatto di soddisfazione sull’utente finale totale. Se ogni bene che viene prodotto, solitamente, viene utilizzato e poi smaltito come rifiuto seguendo un percorso lineare (materia prima, produzione, consumo, smaltimento), l’intento di Reverse è quello del riutilizzo, in modo che lo scarto, inteso come materia prima, torni all’inizio della catena produttiva, nell’ottica di una nuova dimensione circolare dei sistemi produttivi al centro della quale viene posta la persona.

Reverse è un progetto con base in provincia di Verona fondato da Nicola Gastaldo, Federica Collato e Raffaele Iaccarino.

Potete avere maggiori informazioni sul progetto Reverse visitando il loro sito reverselab.it